Binge Eating Disorder (BED) : quando il cibo serve a difendersi

Il Disturbo da alimentazione incontrollata affligge il 30% degli obesi. Quali sono i sintomi, come riconoscerlo e come intervenire.

 

Nel delicato ambito dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) non rientrano solo le patologie più tristemente note, come l’anoressia nervosa e la bulimia. La quarta edizione del manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR) riporta nell’ASSE I, dedicato ai disturbi clinici, ivi compresi quindi i DCA, i criteri diagnostici per il disturbo da alimentazione incontrollata o Binge Eating Disorder (BED).

La prevalenza sull’intera popolazione è di circa il 3% e di ben il 20-30% nei casi di soggetti obesi che richiedono aiuto per dimagrire. E’ stata riscontrata un’associazione positiva nella quasi totalità dei soggetti con indice di massa corporea (BMI) superiore a 40. Colpisce maggiormente le donne che gli uomini e l’insorgenza avviene di solito nella tarda adolescenza.

Ma quali sono le caratteristiche di questo disturbo psichico spesso sottovalutato rispetto agli altri disturbi alimentari?

I soggetti positivi alla diagnosi di disturbo dell’alimentazione incontrollata incorrono in “abbuffate” frequenti, vale a dire nell’assunzione di quantità di cibo in eccesso. A differenza della condotta bulimica, le persone affette da BED non alternano questi comportamenti all’attuazione di condotte compensatorie quali il digiuno, l’uso di lassativi o il fare sport. Altra differenza sostanziale, è che questi pazienti manifestano preoccupazioni legate al peso corporeo di entità minore : nonostante il desiderio di dimagrire, c’è un’associazione meno marcata rispetto ai pazienti bulimici tra l’autostima e la propria forma fisica.

Il quadro clinico definito nel DSM-IV-TR riporta :

Riportare i criteri diagnostici, mai come in questo caso, risulta fondamentale, dal momento che una della maggiori difficoltà nel riconoscere il BED è legata alla definizione del concetto di “abboffata”. E’ importante infatti inquadrare gli aspetti emotivi ad essa legati, definiti dai pazienti stessi come sensazioni di perdita di controllo mista ad un sentimento di colpa e al tempo stesso di sollievo. Il che porta ad una necessaria riflessione sulla psicopatologia del disturbo e sulle cause del perpetrarsi di una condotta che lo stessa paziente vive come dannosa, ma di cui sembra non poter fare a meno.

E’ innanzitutto interessante notare che nei pazienti obesi affetti da BED si è riscontrata una maggiore sofferenza psichica (il disturbo è infatti ego distonico) legata a sentimenti di ansia, depressione e in generale a disturbi dell’umore, con un peggioramento del tono di quest’ultimo in concomitanza con l’aumentare della frequenza delle abbuffate. D’altro canto, la stessa obesità e il suo essere fortemente stigmatizzata dalla società, contribuisce a rafforzare la condizione depressiva del paziente, nonché la vergogna che egli stesso prova per la propria condotta alimentare, in un circolo vizioso che sembra non avere via d’uscita. La condizione appare particolarmente critica per le donne, laddove l’aspetto fisico assume un’importanza ancora maggiore che per gli uomini.

Si comprende quindi che l’assunzione incontrollata di cibo sia in realtà una sorta di reazione difensiva all’impossibilità di gestire al meglio la propria condizione emotiva. Che si tratti dell’incapacità di controllare la propria golosità o, in termini psicologici più complessi, di un’intrinseca difficoltà a controllare le proprie emozioni, per cui l’abbuffata diviene una sorta di rifugio sicuro, la condotta legata al BED non va letta semplicemente come scarsa forza di volontà da parte del soggetto che ne soffre.

Il paziente che ne è affetto vive una condizione mentale permeata di ansia, tristezza, rabbia, senso di impotenza, impossibilità a reagire. Una condizione così complessa, che è errato pensare che basti la dieta e un rimprovero per risolvere il problema.

La terapia maggiormente efficace per questi disturbi si è rivelata essere la cognitivo-comportamentale (CBT), che mira non solo a ridurre il numero delle abbuffate, ma a modificare gli aspetti cognitivi ad esse legate. In casi particolarmente gravi si può pensare di far affidamento su una terapia farmacologica, anche se è sempre consigliabile affiancare a quest’ultima una psichica.

La terapia aiuterà i pazienti a prendere confidenza con l’idea che un cambiamento è possibile (il sentimento di rassegnazione è fortissimo in questo tipo di disturbi), motivandoli al cambiamento, riconoscendo che c’è per loro una difficoltà oggettiva a regolare la propria condotta alimentare, non solo legata alla mancanza di volontà. Andando avanti, sarà possibile insegnare a queste persone a seguire un programma nutrizionale che rientri nella normalità.

I parenti e le persone che si trovano ad accompagnare questi pazienti nel difficile cammino verso la guarigione, devono necessariamente tener presente la forte difficoltà che i loro cari si trovano ad affrontare ed entrare nell’ottica che il cambiamento sarà graduale e non si possono pretendere modificazioni repentine. Occorre quindi avere tanta pazienza e mostrare tanto affetto, evitando rimproveri eccessivi che avranno il solo effetto di far sentire l’altro non capito e non sostenuto.

 

Alessandra Nocerino

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One Response to "Binge Eating Disorder (BED) : quando il cibo serve a difendersi"

  1. marilu says:

    è difficile riuscire a vivere quando intorno a noi ,ovunque c’è cibo ……….gente che ad ogni momento ha qualcosa che mastica ,anche in famiglia è la stessa cosa ,nessuno ti aiuta ,sei sola /o nella tua dieta ,o nel tuo mondo fatto di diete ,e resistenze a non mangiare……….o meglio a mangiare sano ,
    freguento un gruppo che fa parte di un associazione che si chiama ANDI(associazione nazionale dimagrire insieme ) dove una volta alla settimana ci si trova ,ci si pesa ,ci si confronta ,il perchè e il per come si è mangiato ……….bè i problemi sono tanti ,ma nessuno può risolverli se non da solo ,anche perchè non tutti hanno la possibilità di farsi aiutare .
    l’ho freguento da giugno ,ed ho capito che ho un problema ,sono dipendente dal cibo ,non compulsiva ,ma nei momenti bui ,mi lascio guidare dal cibo .

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