I programmi scolastici di prevenzione dell’obesità infantile possono suscitare preoccupazione per l’associazione tra attività fisica e disturbi alimentari – Rosen, University of Michigan Health System, 2012

In un recente sondaggio, il 30% dei genitori segnala almeno un comportamento preoccupante nei loro figli, che potrebbe essere associato con lo sviluppo di disturbi alimentari.

Un recente rapporto del Mott Children National Hospital dell’Università del Michigan sulla salute dei bambini esamina la possibile associazione tra programmi di prevenzione dell’obesità infantile nelle scuole ed aumento dei disordini alimentari tra i bambini e gli adolescenti.

Il sondaggio ha chiesto ai genitori circa i programmi di prevenzione dell’obesità nelle scuole dei loro figli e sui comportamenti legati all’alimentazione e attività che possono essere preoccupanti.

Nel complesso, l’82 per cento dei genitori dei minori di età tra i 6 ed i 14 anni segnala lo svolgimento di almeno un programma di intervento contro l’obesità infantile nelle scuole dei loro figli bambini.

Tra questi programmi vi sono l’educazione alimentare, la limitazione del consumo di dolci o di “cibo spazzatura” in classe, la misurazione dell’altezza e del peso, e gli incentivi per lo svolgimento dell’attività fisica.

Inoltre, il 7 per cento dei genitori riferisce che a scuola i loro bambini sono stati messi in questione fino a farli stare male su cosa o su quanto stavano mangiando.

A questo stesso gruppo di genitori è stato anche chiesto relativamente ai comportamenti alimentari dei loro figli. Il trenta per cento dei genitori dei minori tra i 6 ed i 14 anni segnala almeno un comportamento nei loro figli, che potrebbe essere associato con lo sviluppo di un disturbo alimentare. Questi comportamenti includono il sottoporsi ad una dieta inadeguata, l’eccessiva preoccupazione per il grasso nei cibi, la costante preoccupazione per il contenuto del cibo o per le tabelle nutrizionali, il rifiuto di consumare i pasti in famiglia ed infine la troppa attività fisica.

“Il problema dell’obesità infantile è molto serio. Al fine di intervenire su quella che sembra una epidemia di obesità infantile, tutti devono essere coinvolti”, dice David Rosen, Professore di Clinica Pediatrica, di Medicina Interna, e di Psichiatria presso l’Università del Michigan.

Tuttavia, Rosen dice: “Quando gli interventi sull’obesità sono messi in atto senza capire come funzionano e quali sono i rischi che provocano, ci possono essere conseguenze negative seppure non intenzionali. Sforzi pur ben intenzionati possono dare effetti sbagliati quando i bambini interpretano male le informazioni che vengono loro date.

“Molti di questi comportamenti sono spesso liquidati come tipici di una fase dello sviluppo”, afferma Rosen, “ma dato ciò che sappiamo circa l’associazione di questi comportamenti con il successivo sviluppo dei disturbi alimentari e sapendo che i disturbi alimentari sono in aumento nella loro prevalenza, si dovrebbe prenderli molto sul serio”.

I genitori che segnalano che nella scuola frequentata dai loro figli si fanno dei programmi di incentivazione all’aumento della attività fisica sono più propensi a dire che i loro figli sono “fin troppo fisicamente attivi” (11%) rispetto ai genitori che non segnalano incentivi per l’attività fisica nella scuola dei loro figli (4%).

D’altra parte il sondaggio non ha trovato un’associazione tra i programmi di prevenzione dell’obesità nelle scuole e altri comportamenti alimentari preoccupanti.

Il fatto che il 30% dei genitori segnala almeno un comportamento alimentare preoccupante nei bambini è preoccupante.

“E ‘molto meglio e più sicuro per i genitori rispondere ai comportamenti alimentari preoccupanti presto – anche se ancora non risultano essere un problema – piuttosto che aspettare fino a quando non si è manifestato un grosso problema’, dice Rosen.” Infatti è’molto più facile prevenire un disturbo alimentare che trattare un disturbo alimentare”.

Rosen offre questi suggerimenti per i genitori:

1. Essere attenti alle abitudini alimentari dei propri bambini. Se vedete comportamenti che vi preoccupano, parlatene con i vostri figli. Se i comportamenti aumentano, coinvolgete il pediatra.

2. Stare attenti alle iniziative intraprese dalle scuole per prevenire l’obesità infantile. Essere coinvolti e impegnati in tale processo.

3. Chiedere ai figli se sono stati presi in giro a scuola relativamente alle loro scelte alimentari o al loro peso. Se lo sono, andare a scuola e parlarne con gli insegnanti per capire che cosa sta concretamente succedendo.

Come si vede anche le attività di prevenzione possono determinare effetti perversi negativi. Non basta fare le cose, bisogna saperle fare; ciò vale anche per la prevenzione.

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