La qualità della vita dei nostri bambini

Si parla tanto della nostra qualità della vita e pochissimo di quella dei nostri bambini. I bambini riescono molto più di noi poiché non soverchiati da tutte le nostre sovrastrutture culturali ad aver chiari i propri bisogni ed esprimerli. Semmai siamo noi adulti, presi dalla nostra corsa a non saper ascoltar bene i nostri figli. Ma forse da loro possiamo imparare e riuscire a prenderci cura di loro davvero come loro hanno bisogno.

Imparando così da loro che poi fondamentalmente i loro bisogni sono anche i nostri. Ovvero i bisogni del genere umano.

Nella fattispecie abbiamo bisogno di tempo. Di tempo per la relazione. Di tempo per la creatività. Di poter programmare più o meno quello che faremo dopo e di poterci preparare emotivamente. Invece, non abbiamo realmente bisogno di iperoccuparci e di gadget vari. Non ne abbiamo bisogno noi, e non ci soddisfano se non momentaneamente e non ne hanno bisogno i nostri figli.

Il consumismo, il capitalismo hanno fatto sì che le nostre vite accelerassero sempre più alla ricerca di soldi per consumare. Il modello economico utilizzato finora è evidentemente fallito e noi dobbiamo fare i conti con questa realtà. Anzi da questa crisi economica possiamo cercare di trarre degli insegnamenti e di cambiare rotta.

Iniziamo dalla cosa più preziosa per tutti noi. I bambini.

Di cosa hanno bisogno?

Anzitutto di tempo. I bambini (come gli adulti) hanno bisogno di avere tempi utili per fare le cose, per programmarsele mentalmente, per farsi una mappa mentale prevedendo (per quanto questo sia possibile) ciò che accadrà. Questo li (e ci) tranquillizza e li (e ci) permette di non vivere le cose con ansia. Per cui cerchiamo nel limite del possibile di dare tempo ai bambini raccontandogli in anticipo ciò che accadrà dopo. E cerchiamo anche di dargli delle routine fisse. Le routine fisse infatti tranquillizzano i bambini (e noi) proprio perché sono prevedibili.

Cerchiamo di non iperoccupare i nostri figli con mille sport o attività. I bambini hanno bisogno di tempo libero in cui organizzare gioco libero, da poter costruire con la fantasia. Troppe attività organizzate (visto che hanno già la scuola) riempiono troppo la loro vita, come la nostra facendoci correre tutti avanti e indietro e non permettendoci di fermarci a riflettere, a parlare, a leggere, ad inventare, a stare semplicemente insieme.

I bambini non hanno bisogno di cose. Hanno bisogno di relazioni. Presi dalle nostre frenetiche vite a volte possiamo anche sentirli come un peso, una zavorra che ci rallenta. Non rendendoci conto che invece proprio loro, i nostri figli, ci richiamano ad una vita più sana. Più umana. Che i loro insegnamenti così semplici possono permettere di recuperare anche a noi delle vite più in linea con i nostri bisogni. Ci insegnano che tutta questa corsa non ci serve. Non serve a noi. Serve semmai alle multinazionali. Noi abbiamo necessità di cambiar rotta. I bambini sono, se ascoltati, un’ottima guida. Senza contare che noi abbiamo la responsabilità di garantirgli la soddisfazione dei bisogni primari. Ed il bisogno di relazione è un bisogno primario. Impariamo anche dalla scuola a volte a stare con i nostri figli.

Facciamo un esempio. Evitiamo di comprargli giocattoli e mille gadget e giochiamo di più con loro, facendo per esempio dei disegni, dei ritagli dei lavoretti. Noi tutti siamo cresciuti con molti meno giochi di loro e se ricerchiamo nei file della nostra memoria andando a ritroso fino ai ricordi infantili. Quali sono quelli più forti emotivamente. Quelli che rimangono scolpiti nelle nostre immagini mentali? Sono forse i giocattoli che avevamo? No. Sono i vestitini di marca? No. Noi tutti sappiamo che è così. Ciò che ci ricordiamo di più sono eventi, relazioni cariche di emozioni.

Un’altra cosa fondamentale da fare per migliorare la vita dei nostri figli deriva dai cambiamenti culturali della famiglia. Una volta i bambini crescevano in una rete familiare molto ampia in cui avevano costantemente rapporti sia con i coetanei (fratelli, cugini) sia a disposizione una rete di familiari adulti a cui far riferimento, tutti uniti per la loro sana crescita. Ormai le famiglie invece si ritrovano ridotte all’osso. I bambini hanno pochissimi contatti con altri bambini (tranne a scuola) e pochissimi contatti con altri adulti a parte i genitori e i nonni per i più fortunati. Allora. Non deleghiamo. Partecipiamo alle riunioni, confrontiamoci maestre e genitori. Cooperiamo. Facciamo rete intorno ai nostri figli per loro per la loro crescita. Sarebbe importante non arroccarci ognuno sul proprio ruolo vedendo l’errore (eventuale) solo nell’altro ma parlare e comunicare noi stessi per far sì che possiamo concordare i modi ed i tempi della relazione con i nostri figli, con i nostri bambini.

Insegniamo ai bambini a dare un nome alle loro emozioni. In modo che sappiano distinguerle ed utilizzarle e non farsene prendere senza controllo. Insegniamoglielo mettendoci al loro livello, sia di altezza che di modalità comunicative. Diamo noi il buon esempio dicendogli e spiegandogli quando siamo felici, arrabbiati, tristi o spaventati. Diciamogli il perché. E cosa faremo con queste emozioni. Impegniamoci in generale a spiegare di più tutto. Rispondiamo alle loro domande. E ve lo dice una che ha un figlio assolutamente logorroico. Dobbiamo solo utilizzare un linguaggio per loro comprensibile e ci possiamo aiutare con disegni, libri, storie.

Leggiamogli libri. E leggiamo con loro. E soprattutto ridiamo con loro.

Tutto questo, voi penserete, è impegnativo. Sì lo è. Ma è anche indispensabile e fruttuoso. Dobbiamo formare futuri uomini che possano far meglio di come abbiamo fatto noi. Questo è il nostro principale compito. Ed il modo principale in cui possiamo farlo è nei fatti, non nelle parole. I bambini imparano soprattutto imitando. Quindi è necessario che noi diamo il buon esempio. Anche in casa e con gli altri: parliamo di più, rallentiamo, ascoltiamoci.

dott.ssa Silvia Garozzo,
Associazione Culturale Ecolamente

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