Magia: prevenire l’uso di droga senza neanche parlarne

Non è una magia a tutti gli effetti, naturalmente, ma è la conseguenza del fatto che i problemi da uso di sostanze sono strettamente correlati ad altri problemi che spesso si sviluppano già in età più precoce, quando l’uso di sostanze non è ancora per niente all’ordine del giorno. La gente non ci pensa, non vede ancora la devastazione dovuta alla dipendenza. Solo molto più tardi quando i problemi ci saranno, e gravi, ripercorrendo la via per cui si è arrivati alla dipendenza si ripensa a quei segni che adesso sono chiaramente di allarme ma che allora non avevano prodotto alcuna reazione. Avrei dovuto accorgermene subito, è una delle frasi più ricorrenti che dicono i genitori di un giovane dipendente dall’uso di sostanze.

 

Mi è rimasta sempre impressa una frase che papa Giovanni Paolo II° diceva più o meno così: la droga non attecchisce in un campo di grano ben coltivato. Non è una specie di strega che si impossessa del povero malcapitato senza che vi siano spiragli, vulnerabilità, per cui costui vi cada. Troppe volte si equivoca credendo che la prevenzione dall’uso delle droghe si faccia con qualche intervento, più o meno ben fatto, con ragazzi delle ultime classi delle superiori. Si tratta di iniziative che servono soprattutto a genitori insicuri per cercare di sintonizzarsi sui problemi dei figli. Come prevenzione dell’uso di droghe quelle iniziative non valgono nulla. A quella età i giovani le droghe le conoscono già, a volte solo per sentito dire altre volte perché le usano già da tempo. No; la prevenzione dell’uso delle sostanze si deve fare in quinta elementare o al più tardi in prima o seconda media. Dopo si parla di come gestire il rischio dell’uso delle droghe; la prevenzione invece andava fatta prima. Troppi tabù e troppe ipocrisie trattengono dal fare la prevenzione quando è ora. Ma ritardare non serve. Chi è genitore o educatore responsabile deve lottare con le sue paure e fare con calma e competenza la prevenzione quando è ora, non quando è tardi. Se non si è in grado di essere o calmi di fronte a un tema così delicato o competenti di fronte a un tema così complicato, allora è bene farsi aiutare da un esperto di cui si ha fiducia.

 

Nel nostro paese si fatica a fare accettare anche le cose ovvie. Paura di essere turbatori dei sogni incantati dei bambini (immaginati dall’adulto), si preferisce attuare la tattica dello struzzo salvo poi accusare veemente gli altri, lo stato, la scuola, comunque gli altri per i disastri che vivono i propri figli. In altri paesi a volte è un  po’ diverso.

 

Ad esempio in Inghilterra il governo (dove esiste nel nostro paese un governo che prenda iniziative strategiche in questa materia?) già qualche anno fa ha inaugurato una strategia nazionale (come si fa a fare una strategia nazionale da noi con le divisioni, meglio contrapposizioni, territoriali createsi?) con finalità di sanità pubblica, cioè mirata a contrastare le determinanti di salute collettive, che sembrava riconoscere questa esigenza e rompendo con le versioni precedenti. Il punto è focalizzare l’attenzione sui primi anni della genitorialità in generale, e in particolare tra le famiglie più vulnerabili.

 

Anche se gli studi di verifica scientifica sono pochi rispetto ad approcci più semplici e tradizionali come l’istruzione sulla droga nelle scuole (sì, quando si parla con ragazzi più grandi il contenuto sono gli effetti positivi e negativi derivanti dalle droghe), questa nuova enfasi sui primi anni di vita del bambino ed ancor prima ha un forte razionale teorico e già qualche supporto della ricerca.

Temi come lo sviluppo del bambino (la psicologia dello sviluppo) e programmi per genitori che non menzionano le sostanze e che sono rivolti a tutti hanno registrato alcuni tra gli impatti di prevenzione più consistenti.

Progetti di contenuto simile, i bisogni dello sviluppo senza parlare di droghe, a volte vengono estesi ai pre-adolescenti e, sempre, alle loro famiglie.

 

La logica di intervento si basa sulla forte evidenza scientifica che le scuole che si offrono a supporto dei genitori e che sanno coinvolgerli, ottengono processi culturali inclusivi. La possibilità di partecipare a scuola alla definizione di modelli educativi è, oltre che un grande aiuto, un metodo efficace che crea migliori risultati in molti settori della vita, tra cui l’uso di sostanze stupefacenti.

Si è rilevato che oltre a facilitare il legame tra famiglia e scuola, tali modelli di intervento rendono più facile per i ragazzi il chiedere e ricevere aiuto in caso di bisogno. sappiamo quanto la costruzione di questa apertura mentale sia importante visti i disastri che si scatenano quando le persone per vergogna e falso orgoglio negano, fino quasi anche a sé stesse e comunque sempre agli altri, le sofferenze che le devastano. Imparare a chiedere aiuto è dimostrazione di intelligenza ed apertura e premia.

 

Confrontando gli esiti del comportamento dei ragazzi si è vista una notevole differenza tra quelli frequentati scuole coinvolte ed inclusive e quelli frequentati scuole in cui gli insegnanti tengono le distanze dalla famiglia e non si ingaggiano direttamente nella promozione del benessere. Ovvio che il frequentare una scuola che possiamo per semplicità definire “buona” piuttosto che una “cattiva” non è una panacea; ma è un fattore di protezione importante.

Quando invece si interviene in età più avanzate, diciamo dalla terza media in su, è inevitabile trattare il tema droghe coi loro effetti positivi e negativi. I ragazzi vogliono informazioni vere; già di loro sono piuttosto informati, non sempre però in modo corretto. Ecco allora che è importante una informazione competente che eviti decisamente i modi ed i toni apocalittici ed ideologici. Quelli convincono solo coloro che sono già convinti.

 

Ma anche tra i modelli “scientifico-razionali” si è vista una certa differenza di risultato. Chi sottolinea di più nel tono e negli accenti i danni potenziali legati all’uso, cioè chi avverte sui pericoli come se puntasse a spaventare i ragazzi trattiene un numero maggiore di loro dallo sperimentare droghe. Questo per giunta è l’approccio più frequente. Però i ragazzi più antagonisti sono spinti a provare, proprio per sfidare i rischi che spaventano i più.

Se il parametro è la sicurezza personale e l’autostima allora diventa più adeguato un approccio dialogico aperto alla discussione e centrato sui problemi dell’adolescenza, lasciando al percorso del dialogo se loro vogliono parlare di droghe o no.

Quindi è molto meglio parlare del buon comportamento di gioco coi piccoli e di timidezza, sicurezza, pressione del gruppo coi più grandi.

E’ stato provato che questi metodi riducono i tassi di utilizzo di alcol e di droga di circa la metà.

Quando poi i genitori di quegli stessi ragazzi sono coinvolti in programmi per la genitorialità, la riduzioni della frequenza del consumo di sostanze legali ed illegali è ancora maggiore e si estende per l’arco dei successivi tre anni.

Qui ci sta un passaggio che dovrebbe essere ben chiaro a genitori e insegnanti. Nessun programma di prevenzione ha efficacia per il resto della vita. Quelli che funzionano correggono la condotta per 10-12 mesi; poi vanno ripetuti.

 

Un altro esempio di azione preventiva molto positivo si rivolge ai bambini delle elementari e si concentra sul miglioramento del clima scolastico. Rispetto, prevenzione del bullismo fanno ridurre l’esposizione al successivo consumo di sostanze.

Un programma che ha ottenuto ottimi risultati è quello sperimentato in varie parti del mondo finalizzato al rafforzamento dei legami familiari. Si articola in sessioni di gioco genitore-bambino, durante i quali i genitori sono allenati in modo di godere di essere con i loro figli e di rafforzarne i buoni comportamenti.

In un primo momento l’accento è sulla costruzione positiva poi si affrontano le questioni più spinose: mettere i limiti e la disciplina.

 

Un ultimo esempio arriva dalla Norvegia, dove uno studio molto approfondito ha dimostrato la possibilità davvero intrigante che l’adozione di misure positive per ridurre il bullismo nelle scuole previene alcune delle forme più pesanti di consumo di sostanze.

 

Questi studi possono rivelarsi il futuro: per la prevenzione del consumo di droga è più efficace occuparsi di genitorialità e di prevenzione del bullismo anziché continuare come si fa da tanto tempo parlando solo, troppo, di droghe. Sembra una magia: ma prevenire il consumo di droghe senza parlare di droghe è più che fattibile.

 

Umberto Nizzoli

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