Obesità infantile; tra vergogna e prese in giro

Uno studio pubblicato su una rivista piuttosto prestigiosa, Child Development, rivela che la vergogna per il peso colpisce i bambini fin dai primi anni della scuola elementare ed ancor prima. Mi piace segnalarlo anche perché spesso mi succede di ascoltare genitori, adulti con problematiche relazionali o psichiche importanti, dirmi come per  difendersi che loro stanno bene attenti a non dire certe cose in presenza dei bimbi. Loro non sanno niente, mi dicono. Addirittura alcune coppie in via di dissoluzione scimmiottano finte unità attorno al tavolo per la cena o in vacanza per non turbare i figli col loro imminente divorzio o la loro già consumata distanza relazionale intra-familiare. I bambini respirano l’aria affettiva che li circonda e la interpretano; se c’è tensione mutismo o sfregio reciproco lo avvertono e vivono una situazione molto più sgradevole di quella che sarebbe se i loro genitori si sono lasciati spiegando senza drammi il perché. A questo proposito ancor più sorprendente potrebbe sembrare il risultato di una ricerca svolta su piccoli bambini di 15 mesi e condotta all’Università di Washington ed apparsa sull’ultimo numero di Developmental psychology. I bimbi di 15 mesi capiscono se l’adulto di riferimento è arrabbiato e modificano il proprio comportamento per attenuarne l’ira. Quindi interagiscono, leggono, si difendono e cercano di manipolare l’altro per proteggersi.

Quindi siamo adesso meno sorpresi nel leggere che i bambini di età inferiore ai sei anni – sei anni, ripeto – avvertono i segnali di commento negativo sul volto dei coetanei a causa del loro peso.

Questa ricerca è interessante anche perché anziché ripetere metodi seguiti da precedenti ricerche sugli atteggiamenti dei bambini verso l’obesità basate su giochi o dialoghi fatti coi bambini in generale, in questo caso ci si è concentrati non su casi ipotetici ma si sono seguiti dei bambini obesi reali di cui si è analizzata la vita. Ne esce un ritratto che possiamo definire straziante per come questi bambini sono trattati dai loro pari.

La vergogna per il peso già in giovane età può avere gravi conseguenze; lo studio ha rilevato che i bambini si giudicano male per non essere stati capaci che di essere obesi; aumentano i tassi di depressione e hanno maggiori probabilità di frequentare male, fino ad abbandonarla, la scuola.

La ricerca diretta da Amanda Harrist, docente di psicologia dello alla università dell’Oklahoma, ha studiato 1.164 alunni di prima elementare iscritti a 29 scuole dello stato. Hanno scoperto che vi è corrispondenza fra aumento del peso e maltrattamento da parte dei coetanei. Mentre i bimbi in sovrappeso moderato godevano di maggiori attenzioni, quanto più il peso aumenta tanto peggio diventa la vita di relazione. I bambini gravemente obesi sono spesso trattati peggio, vengono presi in giro, allontanati e rifiutati. Addirittura succede che i bambini obesi sembrino ignorati; quando ad ognuno dei coetanei è stato chiesto di nominare i compagni di gioco preferiti e quelli meno preferiti, i bambini obesi spesso non sono neppure nominati.

Questo è già abbastanza grave, ma la situazione peggiora quando si chiede ai bambini chi sono quelli con cui non vuoi giocare, l’obeso. Non sorprende quindi che questi bimbi accumulino esperienze negative di rifiuto e che ciò abbia gravi effetti psicologici. Si forma attorno a lor una specie di cordone di giudizi negativi che isola e rifiuta, sono stigmatizzati.

I bambini stigmatizzati subiscono gravi danni o aggravano i danni che già hanno per loro conto. Vivono sentimenti di solitudine e di isolamento; reagiscono o con la depressione o con l’aumento dell’aggressività; spesso alternano questi due sentimenti, diventano insoddisfatti e pensano di proteggersi evitando di andare a scuola, ed a volte lo fanno. Più facilmente tendono anche ad avere problemi fisici causati dallo stress psicologico. In una catena che si autoalimenta finiscono col fare ancor meno attività fisica, che li aiuterebbe molto, ed a mangiare invece ancora di più in modo vorace, il che fa loro male. Ed è molto negativo che già da bambini costoro imparino che il mondo che li circonda li giudica male. Imparano a vergognarsi e a respingere gli altri già mentre crescono. E’ evidente che tocca agli adulti fermare la vergogna per il proprio corpo tra questi bambini. Devono affrontare i comportamenti di ridicolizzazione e di esclusione e devono aiutare questi bambini a formarsi delle amicizie.

Il problema è enorme sia per il peso individuale, perché reggere tristezza e depressione è sempre faticoso, sia per il peso collettivo. Il fenomeno dell’obesità infantile è quasi quadruplicato tra i 6 gli 11 anni di età a partire dal 1980. Il costo economico provocato dall’obesità sui conti pubblici è enorme ed è previsto in drammatica crescita. E’ stato calcolato che se tutti i bambini oggi obesi rimangono in sovrappeso anche da adulti, i costi totali della società – in costi per la sanità, per l’assenteismo sul lavoro e per la minore produttività saranno astronomici. Ma sarà astronomico anche il costo in termini di felicità umana. Poco tempo fa ho incontrato Mogol, il grande paroliere. Sta portando avanti un progetto di aiuto alle ragazzine obese, quelle che viaggiano sui 100 chili a 15 anni. Non riescono a diventare donne come vorrebbero. Farsi carico dei sogni falliti di costoro è fare prevenzione.

Umberto Nizzoli

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