Sesso in discoteca, video sul web

Questa rubrica si dedica a riflettere sui fenomeni che impattano le storie delle persone in modo a volte imprevedibile a volte travolgente, sempre comunque richiedente attenzione ed impegno. Non è una rubrica “facile” perché cerca di spronare a farsi carico dei problemi. Vorrebbe farlo in modo funzionale ad affrontarli senza troppe paure, con successo. Fa parte delle iniziative di educazione alla salute perché spinge a prendersi cura di ciò che succede attorno a noi, a volte vicino a noi. Prendersi cura nel senso di pensare, di riflettere. In pratica ogni articolo cerca di dialogare col lettore; per questo sono di domenica: c’è più tempo per fermarsi, almeno lo spero. Così è come se discutessimo assieme: mi piace immaginare di parlare con ognuno, alla mente ed al cuore di ogni lettore. Spesso perciò i temi sono sia di attualità, nel senso che riguardano i fenomeni sociali e psichici, sia estranei alla cronaca. Non vogliono essere commenti a quel che accade immediatamente intorno, vorrebbero fare un discorso più permanente, tra di noi.

Però un lettore mi scrive: possibile che le venga voglia di trattare l’episodio di Torino? Quale? Ma, la ragazza di Torino, quella del video hard in bagno in discoteca. E mi invia l’articolo de La Stampa con la sua intervista.
Non conosco i personaggi del caso e mi limito a commentare le notizie desunte dall’articolo come fosse uno dei tanti casi che mi raccontano. Nello spirito di questa rubrica cerchiamo allora insieme di ripercorrere la vicenda per capire i tempi moderni. Cerchiamo i “buchi” su cui occorrerebbe lavorare per prevenire o curare situazioni simili. Insomma cerchiamo di imparare dalla vita degli altri.

La ragazza ha sedici anni.
Non mostra uno stato di contrizione o di vergogna; anzi, è arrabbiata un po’ con tutti ed un po’ con quei tali che hanno fatto girare il video. «Sono un po’ incazzata», dice al giornalista che l’incontra poco dopo che il fatto diventa di dominio pubblico. Ce l’ha con la gente che come al solito giudica sulla base di pregiudizi. Si difende così: aggredendo.

Ma cosa è successo? Con un’amica va in discoteca: è sabato sera. Si vede che lo fa da tanto: loro due decidono dove andare. C’è un dj famoso, andiamo a sentirlo, si dicono le due e vanno. Non ci dicono come, ma evidentemente sanno come muoversi in città.
In disco beve, fanno tutti così, ma neppure tanto, un drink. Tanto per divertirsi, ma senza perdere il controllo. Poteva ricorrere a questo mito per giustificare il tutto: ero ubriaca, mi hanno ubriacato. No, lei è cosciente; ha solo voglia di divertirsi.

A un certo punto un tale che non conosceva prima le fa una proposta. Mi ha detto: “Andiamo?. E sono andati in bagno a fare sesso. Di lui non sa neanche a modo l’età, solo che ne ha 19 di anni, o forse 20. Maggiorenne si direbbe, ma non importa. Tutto sarebbe finito lì, forse ne avrebbe parlato all’amica. Sennonché li filmano, in due addirittura. Lei dice che non se ne era accorta, che neppure li conosce: quei due però li filmano coi cellulari mentre fanno sesso: sembra un set. Magari ne hanno fatti altri, dice tra l’allarmato e l’auto-giustificativo.
I due che filmano non risparmiano neppure i volti. E mettono i filmati in rete, condividono l’esperienza nei loro network. Pare che siano migliaia quelli che hanno visto i video. Così funziona la rete. Ed in rete corrono più scurrili i commenti: così si parla in rete. E le curiosità, le eccitazioni e i mi piace si moltiplicano. Un successo per chi ha voluto eccitare, essere protagonista. Solo che i video girano, arrivano anche agli insegnanti che meritevolmente si attivano.

Nel frattempo però era arrivata anche a lei la notizia che molti nel guardarla la commentavano in malo modo: ecco da cosa nasce il suo, costoro giudicano senza conoscermi. In effetti probabilmente i molti commentavano ed in modo sguaiato il video senza conoscere il retroscena né la storia di questa ragazza.
Lei deve avere una certa fragilità se il giornalista ci dice che le appare dolce ed insicura mentre parla con un soffio di voce, è pallida, forse sta attraversando un momento di ansia e di tensione. Non dimentica però di truccarsi ed un piercing pesante le plasma il viso.
Lo ha saputo praticamente subito dopo: “Domenica, mi sono alzata tardi”, informa, ma era andata a letto tardi. Si stava preparando da mangiare: “mi cucinavo i noodles per colazione-pranzo”. Altri soggetti della famiglia sembrano non prestare caso a ciò, forse sono assenti, forse sono abituati così: lei rientra tardi, si alza tardi e si fa da mangiare.
È stata la sua amica a telefonarle mentre si prepara il piatto e dirle: bada che gira un video. La sua reazione è stato prendersela col ragazzo: prima non lo conosceva ma dopo devono essersi scambiati i numeri di telefono. Lui a sua volta dà prova di avere idee precise su come va il mondo, superficiale ed effimero: dove sta il problema? tra qualche giorno si sono scordati tutto; fanno tutti sempre così. Chi cavolo se ne frega?
Lei però non ce la fa a fregarsene, dice che sta male e rimane a casa da scuola: chissà cosa le avrebbero detto quelli che l’avevano vista? e poi chi erano quelli che l’avevano vista? chissà. A casa non devono avere sospettato di niente perché è già giovedì quando si muovono gli insegnanti. Nel frattempo c’era stato l’uragano di visioni del “suo” video.
La ragazza frequenta un liceo, giovedì la sua migliore amica viene convocata nell’ufficio della vicepreside, avevano visto il video anche i docenti.
Informata dall’amica non può tacere ancora. «Quel giovedì pomeriggio, quando mia madre è tornata a casa dal lavoro – lei fa l’impiegata – le ho detto che c’era questa cosa”. Al padre non ha bisogno di dire niente: se ne è andato di casa anni fa e da allora lo vede molto poco. Ci dice: “l’ho incontrato per caso il giorno del mio compleanno” e bontà sua “mi ha fatto gli auguri”!
La madre l’accompagna dalla polizia postale, ma chissà se conosce almeno ora la verità. Infatti la ragazza dice: “non ho spiegato proprio tutto, perché mi vergognavo davanti a mia madre”. Perciò torna dalla polizia il giorno dopo per fare vedere il video ai poliziotti, dice con malcelata determinazione. Glielo faccio vedere io a quelli lì!, ci dice. Ma è una ragazza adolescente ed una certa grandiosità ci sta.
Il giornalista deve essere stato un po’ turbato da questa storia, infatti le rivolge una domanda da benpensante: non vorresti essere fidanzata? cioè non preferiresti avere una relazione stabile anziché avere rapporti occasionali come quelli filmati?. Forse risentita lei risponde: «Io sono fidanzata». Il giornalista si incuriosisce: ah, e lui come l’ha presa? «Mi ha detto …… di non farlo più».

Adesso che abbiamo ripercorso la storia mi pare che non ci sia neppure bisogno di commentare granchè. L’indifferenza e la scissione tra affettività e comportamenti si spargono nel vuoto di significati; il muro che separa i mondi giovanile e degli adulti sembra invalicabile.

Per concludere a mo’ di corollario di questa triste realtà una volta emerso il fatto un genitore si attiva. E’ padre di uno dei tanti che hanno diffuso in rete quel video. Chiede scusa, dice. Scusa di che? boh! del fatto che la ragazzina sia stata vista. Ma è arrabbiato anche lui, con la polizia, però. Ha sequestrato il cellulare a suo figlio e lui si è sentito in dovere di comprargliene subito un altro. Senza non si può stare, anzi peggio. Senza non esisti, ci informa costui. Sepolti in una coscienza polverosa e silente: senza non esiti. Se non ci fossero stati i cellulari a filmare niente sarebbe apparso, niente sarebbe esistito per costui. Invece la rete ti fa credere di vivere e….per sempre.
Ripercorrendo i vari passaggi della vicenda si vedono quali e quanti siano i “buchi” da riempire con un lavoro educativo che punti al benessere ed alla completezza della persona umana. La sfida educativa è coi giovani e con gli adulti.

Umberto Nizzoli

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