Stare bene con gli altri: l’educazione comunicativa

Spesso con gli altri non ci capiamo, spesso le parole vengono fraintese, ma quali sono i motivi e si può imparare a comunicare?

In quella che possiamo certamente definire come l’epoca di internet e dei social network, il verbo “comunicare” acquista una valenza nuova.

Che si tratti di uno stato di poche righe, di una fotografia, di una canzone, siamo sempre di più e nei modi più vari spinti a condividere, ad esprimere agli altri ciò che pensiamo, ciò che sentiamo, ad argomentare quello che ci infastidisce e quello che ci piace.

La televisione, che negli ultimi anni ha perso un po’ del suo primato di divulgatrice a causa di internet, ci ha mostrato e ci mostra ogni giorno quanto comunicare sia importante, attraverso numerose trasmissioni che non hanno mancato di rivelarsi cattive maestre. Basta pensare ai reality, in cui i protagonisti spesso altro non farlo che parlare, dirsi ciò che pensano gli uni degli altri, non sempre in modo rispettoso.

Lo stesso accade su internet, laddove dietro all’anonimato di un nickname o alla freddezza di un monitor ci si sente liberi di dire tutto quello che passa per la testa, senza curarsi dei modi.

Partendo da questi due esempi sembrerebbe che l’imperativo sia solo uno :

dire tutto ciò che si pensa, sempre e comunque.

Ma è davvero così necessario?

Non ci si sta chiaramente riferendo al sacrosanto diritto di esprimere la propria opinione su questioni di qualsivoglia genere, lo spirito critico lo riteniamo una qualità da salvaguardare. Ciò su cui vogliamo porre l’attenzione è la sempre più diffusa mancanza di un’educazione comunicativa che va a discapito del confronto rispettoso e alimenta invece il desiderio di prevaricazione sull’altro.

Sintonizzandosi su un qualunque salotto televisivo si potrà assistere con incredibile frequenza a vere e proprie diatribe verbali tra gli ospiti, che facilmente trascenderanno in offese personali, come altrettanto facile sarà, soprattutto navigando tra blog e forum, leggere commenti e botte e risposte dai toni aspri e carichi di odio.

D’altronde, fermandoci a riflettere, l’ora di “educazione comunicativa” nelle scuole non esiste, né è previsto un corso di questo tipo nelle facoltà universitarie, benché ve ne siano molte (sociologia, scienze della comunicazione, psicologia, giurisprudenza..) che fanno della capacità di comunicare una delle competenze fondamentali delle figure professionali che vogliono formare ma, proprio per questo motivo, tali competenze restano incentrate esclusivamente su aspetti legati a queste professioni e non si estendono ad una più concreta educazione alla relazione.

L’importanza della qualità delle relazioni interpersonali più della quantità appare spesso trascurata nell’epoca moderna. Soprattutto, si perde di vista che questa qualità passa attraverso la capacità di comunicare in maniera adeguata, laddove adeguatezza è sinonimo di rispetto. Siamo arrivati alla parola chiave :

il rispetto dell’altro è l’ingrediente principale di un qualsiasi confronto che si possa definire maturo e quindi proficuo, volto ad alimentare il benessere di sé e degli altri attraverso l’armonia del rapporto.

Attaccare l’altro per paura di essere attaccati, offendere invece di ascoltare tutte le argomentazioni, cercare di far valere a tutti i costi le proprie idee come le uniche degne di essere espresse, che siano questi i sintomi di una società incentrata sempre più sul singolo e sempre meno sulla relazione? Potrebbero essere questi gli effetti di un’epoca in cui è più il tempo che si passa dinanzi ad una tastiera che faccia a faccia con una persona? Che sia quest’era della tecnologia ad averci reso sempre più freddi e meno empatici, sempre più incapaci di gestire le relazioni e quindi la comunicazione?

Risposte certe a questi interrogativi non ce ne sono, ma forse potranno aiutarci a capire l’importanza di un’educazione alla relazione che seppur potrebbe apparire scontata, di fatto non lo è.

Un detto della religione buddista invita a riflettere :

Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire”.

In queste poche ma sagge righe, si cela l’insegnamento più esaustivo per imparare a comunicare, riassumibile in poche parole, tenere conto dell’altro. Non dobbiamo mai dimenticarci che una parola, una frase, anche se detta con leggerezza può ferire più di quanto riuscissimo a immaginare, perché non si sa mai quali punti deboli e quali tasti dolenti stiamo andando a toccare nella persona che abbiamo davanti.

L’ultima cosa, ma non per importanza, che non dobbiamo dimenticare quando comunichiamo sono i modi. Possiamo dire tutto quello che vogliamo con il giusto garbo e di certo farci capire meglio.

Dopotutto forse ce ne siamo scordati, ma l’essere educati è grande virtù.

Alessandra Nocerino

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One Response to "Stare bene con gli altri: l’educazione comunicativa"

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