Violenza Domestica E Abuso Di Sostanze: Il Ruolo Del Networking Internazionale Nella Prevenzione

I genitori alcoldipendenti/tossicodipendenti non sono necessariamente abusanti, così come esistono genitori abusanti che non fanno uso di sostanze psicoattive. Tuttavia la concomitanza dei due problemi comporta un fattore di rischio elevato per il minore: la violenza all’interno dei legami affettivi più significativi, come quelli familiari, può essere aggravata dal consumo di sostanze psicoattive illegali o legali come l’alcol, contribuendo a creare un ambiente disfunzionale, denso di conflitti ed inadatto ad uno sviluppo armonioso. Il rischio è duplice: da un lato, il bambino può essere la vittima diretta o il testimone della violenza correlata alle sostanze; dall’altro, l’abuso subito, e spesso in queste circostanze per periodi tutt’altro che brevi, in età infantile, nelle sue diverse forme, è uno dei principali fattori che aumenta il rischio di psicopatologia nell’adolescente e nell’adulto, comprendendo con questo termine anche la dipendenza da sostanze psicoattive: numerose ricerche internazionali evidenziano questa correlazione. La prevenzione di tali fenomeni e la protezione di soggetti vulnerabili, come lo sono di solito le donne e soprattutto i bambini, è l’obiettivo principale del progetto CHALVI, Family violence and substance misuse with special attention to a child’s perspective, promosso dalla rete ENCARE (European Network for Children Affected by Risky Environments with the family), approvato e finanziato dalla Commissione Europea, di cui l’AUSL di Reggio Emilia è Partner associato e Responsabile del Sotto-Progetto Valutazione e Impatto. Tale obiettivo viene perseguito agendo sulle diverse categorie di professionisti che si trovano a contatto con i bambini e le loro famiglie, attraverso attività volte a sviluppare la consapevolezza del problema, migliorare la capacità di identificazione delle situazioni a rischio, creare reti di supporto per le famiglie e i bambini, creare reti di professionisti che possano costituire una fonte di conoscenza e buone pratiche. Il progetto, avviato nel marzo 2006, ha la durata di due anni. La direzione del progetto ed il coordinamento del gruppo di lavoro internazionale avvengono a cura dalla A-Clinic Foundation di Helsinki, l’organizzazione leader in Finlandia per la prevenzione e il trattamento delle dipendenze patologiche e membro di Encare.

Encare (European Network for Children Affected by Risky Environments) è un network internazionale costituito da professionisti che si occupano di bambini che vivono in ambienti familiari problematici, includendo fattori di rischio come: alcolismo/tossicodipendenza di almeno uno dei genitori, violenza domestica, abuso e maltrattamento, grave psicopatologia dei genitori, ecc. L’attività del network è spesso legata ad un progetto internazionale, generalmente finanziato e supportato dalla Commissione Europea: il progetto Chalvi è infatti finanziato tramite il Programma Daphne.
Ogni organizzazione europea che lavora per la tutela e il benessere dei bambini e delle loro famiglie può diventare un membro del network Encare.

Nello specifico, il progetto Chalvi si compone di diversi sottoprogetti:
1. Costruzione di buone pratiche: ogni Paese coinvolto nel progetto contribuisce raccogliendo esempi significativi di buone pratiche relative al tema in oggetto, che verranno in seguito revisionate e utilizzate per la costruzione di linee guida europee.
2. Networking nazionale e internazionale.
3. Implementazione e aggiornamento del sito web www.encare.info, allo scopo di renderlo sia uno strumento agibile di diffusione di informazioni sia un canale di comunicazione efficace tra i membri della rete.
4. Sensibilizzazione e disseminazione: produzione di materiale di informazione e sensibilizzazione, che verrà disseminato e pubblicato in diverse lingue nei paesi partner, come impulso per ulteriori campagne di prevenzione e informazione.
5. Valutazione: la valutazione del progetto viene effettuata sia da un esperto valutatore esterno, che confronta i risultati ottenuti con quelli attesi, la metodologia di lavoro, l’efficacia, il rapporto costi-benefici sia tramite un elemento innovativo dato dalla presenza di un Advisory Group, ovvero un gruppo internazionale costituito da un’insegnante, un’assistente sociale, uno psicologo clinico, un giovane, che ha lo scopo di rappresentare i bisogni, le esigenze e le aspettative dei principali stakeholders. In questo caso, i professionisti che lavorano sul campo nonché i bambini stessi, che sono i destinatari finali del progetto. La presenza dell’Advisory Group è fondamentale al fine di evitare che il progetto di ricerca diventi eccessivamente teorico e astratto, ma al contrario si sviluppi in modo operativo. Coordinatore di questo sottoprogetto è l’Ausl di Reggio Emilia.

L’elemento fondamentale del progetto CHALVI è la promozione del lavoro di networking, sia internazionale, sia nazionale, sia locale: si tratta di creare reti multidisciplinari di professionisti che si occupano congiuntamente ed in modo integrato di tutela dei minori, di dipendenze, di violenza domestica. L’integrazione tra alcolismo/tossicodipendenza e abuso all’infanzia è uno degli elementi innovativi di questo progetto. L’interazione fra questi tre elementi genera interessanti prospettive di classificazione, chiarisce ambiti interconnessi di prevenzione e suggerisce nuove metodiche di presa in cura.

Le connessioni di un network locale con un network internazionale possono apportare un contributo importante al lavoro degli operatori e rappresentare un valore aggiunto per diverse ragioni:
Ø possibilità di disporre di dati epidemiologici europei, provenienti dalle diverse nazioni europee che aderiscono al network; in questo modo, è possibile ottenere una visione globale del problema che si intende affrontare, non solo dal punto di vista qualitativo ma anche quantitativo.
Ø opportunità di diffondere la cultura del lavoro “in rete”, interistituzionale e multidisciplinare, discuterne le criticità e i punti di forza, aldilà delle differenze legislative e normative che sussistono nelle varie realtà nazionali;
Ø promozione della prospettiva del bambino, con il suo diritto a crescere in un ambiente sufficientemente sano; ciò comporta anche un’attenzione specifica alle modalità di intervento sul bambino e sulla sua famiglia, al fine di non aggiungere ulteriori traumi. È importante che i servizi non vengano percepiti come punitivi o repressivi, ma come potenziali fonti di risorse e come tutelanti il benessere del bambino, con l’obiettivo di ricostruzione dei legami familiari distorti o spezzati.
Ø dialogare con le istituzioni politiche, le associazioni, le organizzazioni nazionali e internazionali, mettendo in luce i bisogni dei bambini, delle famiglie e dei servizi che li supportano;
Ø partecipare e/o costruire progetti di ricerca internazionale, potendo contare su esperti provenienti dai diversi paesi della UE;
Ø disporre di buone pratiche a livello europeo;
Ø mantenersi costantemente aggiornati sulla letteratura e la ricerca internazionale.

Il networking nel territorio di Reggio Emilia è prassi ormai consolidata. Esso sorse come decisione della direzione aziendale già nel 1997 e si è poi sviluppato in varie aree ma in particolare in quella della protezione ai minori, come ben rappresentato dal Tavolo Interistituzionale e dalla Team multidisciplinare all’interno del progetto aziendale dell’Ausl di Reggio Emilia per la prevenzione e la cura dell’abuso ed il maltrattamento ai minori, al cui funzionamento concorrono operatori dei Sert, del DSM, della Neuropsichiatria Infantile, della Pediatria di Comunità, della Pediatria di Libera Scelta, del Consultorio Giovani, assieme ai Servizi Sociali per Minori dei Comuni e delle loro Associazioni. Anche per implementare il progetto Encare CHALVI è stato costituito uno Steering Group locale, formato dai rappresentanti delle Agenzie che a diverso titolo sono coinvolte nella gestione di situazioni di abuso all’infanzia e alcoldipendenza/tossicodipendenza dei genitori. Il gruppo di coordinamento ha il compito di mappare e integrare le diverse risorse presenti sul campo specie in territorio locale e regionale ed un’apertura al panorama nazionale. I membri del gruppo rappresentano anche una fonte di conoscenza relativamente alle buone pratiche utilizzate nei diversi contesti di lavoro (infatti si sono ingaggiati nel raccogliere quanto fino ad ora è stato prodotto in termini di raccomandazioni o di linee-guida), al riconoscimento di situazioni critiche o emergenti, e funzionano come canale di collegamento e informazione verso i portatori di interesse con i quali sono in contatto. Esso rappresenta un ulteriore opportunità di potenziamento del networking locale.

L’obiettivo generale è potenziare la connessione tra la rete che si occupa di abuso all’infanzia e il sistema dei servizi integrato pubblico e privato per le dipendenze patologiche, in modo da porre attenzione specifica a fattori di rischio per la crescita del bambino, come sono l’alcolismo/ tossicodipendenza dei genitori il cui detectaggio, contenimento e, possibilmente, risoluzione rappresentano un grande vantaggio non solo per il minore ma per l’intero ambiente familiare e per la stessa persona abusante che, alleggerita dalla condotta violenta, può raggiungere standard di funzionamento sociale di maggiore soddisfazione. Inoltre emerge in modo sempre più evidente come la sovrapposizione di violenza domestica e abuso di sostanze abbia gravi conseguenze sul benessere del minore e del sistema famiglia in generale.

Gli obiettivi specifici sono dunque:
Ø ridurre il gap esistente tra i servizi che si occupano di dipendenze patologiche – violenza domestica – abuso all’infanzia;
Ø migliorare le competenze dei professionisti che lavorano in queste aree, relativamente allo screening e al riconoscimento precoce dei segni dell’abuso di sostanze e della violenza domestica; a questo proposito, è utile la formazione congiunta degli operatori provenienti da diversi servizi, allo scopo di costruire linguaggi comuni e in generale un background teorico-pratico di riferimento che permetta un lavoro in rete più agevole e collaborativo.
Ø sensibilizzare i professionisti che non lavorano in ambito sociosanitario, ad esempio educatori e insegnanti, e migliorarne le capacità di riconoscimento precoce delle situazioni a rischio. L’area educativa è direttamente e quotidianamente a contatto con i bambini e le famiglie, rappresentando perciò un punto di osservazione privilegiato: questi professionisti devono sentire che non soli, che hanno le competenze per affrontare le situazioni problematiche e soprattutto che esiste una rete in grado di sostenerli nel loro lavoro.
Ø rinforzare e valorizzare la cultura del lavoro di rete, congiunto, multidisciplinare;
Ø valorizzare la prospettiva del bambino, attuando interventi di tutela e protezione ma anche di potenziamento dei fattori di resilienza individuali, sociali e famigliari;
Ø sensibilizzare l’opinione pubblica, i media e i decisori politici.

A questo scopo possono essere utilizzati tutti gli strumenti della formazione (meglio se congiunta) e dell’informazione.
Grazie a un intenso lavoro di networking, è possibile costruire un sistema dei servizi più competente e in grado non solo di riconoscere precocemente le situazioni a rischio e di intervenire appropriatamente, ma anche di promuovere l’empowerment delle famiglie e costituirsi come una rete che sostiene e protegge. Questa rete non deve temere di ampliarsi e di ingaggiare tutte le figure e le aree interessate dal problema della violenza correlata all’uso di sostanze: in fondo, ognuno avrà poi un livello di coinvolgimento diverso, a seconda della posizione che occupa nella rete. Ognuno ha il proprio compito, le proprie funzioni, ma allo stesso tempo sa che cosa aspettarsi dagli altri: si tratta in fondo di un rapporto di fiducia, collaborazione, conoscenza reciproca. La strada del networking è quella che permette un potenziamento della capacità di tutela e cura del sistema dei servizi: l’obiettivo per il futuro è lavorare affinché questo tipo di cultura si possa diffondere e consolidare in modo capillare sull’intero territorio e possa diventare patrimonio consolidato di ogni operatore.

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di Umberto Nizzoli, Roberta Barozzi
(Fonte: Personalità/Dipendenze, Volume 13-Fascicolo I, Giugno 2007, Pp. 39-44 – Mucchi editore Modena)

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One Response to "Violenza Domestica E Abuso Di Sostanze: Il Ruolo Del Networking Internazionale Nella Prevenzione"

  1. Bridgett says:

    I wouldn’t go so far as to attend AA meetings, but I’d
    like to decrease my alcohol dependency and want to make
    this a fairly smooth transition from nightly drinks to monthly drinks, if that.
    any ideas or advice? thank you!

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